Voucher lavoro: introdurre la tracciabilità

Limitare l’uso dei voucher e introdurre la tracciabilità. È quanto abbiamo chiesto al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, durante un recente Question time. Il rischio è che attraverso questo sistema ritornino forme nascoste di precarietà, ridotte grazie al Jobs Act.
Secondo i dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps, infatti, nei primi undici mesi del 2015 sono stati venduti 102,4 milioni di buoni da 10 euro, il 67,5 per cento in più rispetto al corrispondente periodo del 2014, con punte del 97,4 per cento in Sicilia, dell’85,6 per cento in Liguria e dell’83,1 per cento e dell’83 per cento rispettivamente in Abruzzo e in Puglia. Dati davvero impressionanti se confrontati con la media dei 500 mila dei primi anni di utilizzazione di tali contratti. Si allarga ancora, dunque, quella che il presidente dell’istituto previdenziale ha definito «la nuova frontiera del precariato».
Per di più, molto probabilmente, tali dati risultano ampiamente sottostimati, rispetto alle ore lavorate, laddove si considerino i noti limiti alla tracciabilità delle effettive prestazioni lavorative.
Lo stesso Ministro aveva manifestato l’intenzione di monitorare con grande attenzione e rigore l’utilizzo di tale tipologia contrattuale.
L’impennata dell’utilizzo dei voucher, nati secondo le intenzioni originarie del legislatore per favorire l’emersione del lavoro irregolare, rischia di trasformarsi – soprattutto a seguito delle innumerevoli modifiche normative che ne hanno notevolmente ampliato l’ambito di applicazione – in un abuso dello strumento, che contribuisce a diffondere il lavoro precario, «cannibalizzando» i contratti regolari.
I lavoratori che usufruiscono dei voucher non hanno alcun diritto né tutele minime, tenuto conto che non si matura il trattamento di fine rapporto, non si maturano ferie, non si ha diritto alle indennità di malattia e di maternità né agli assegni familiari, non si matura il diritto al sussidio di disoccupazione.
Inoltre, l’ammontare del voucher (dieci euro) ha perso parte del suo valore, rispetto al momento in cui il lavoro accessorio è stato varato.
A parere nostro, l’uso distorto dei voucher entra in contraddizione con gli obiettivi di stabilizzazione del lavoro, che il cosiddetto Jobs act si è posto, penalizzando in particolare i giovani under35, che, secondo il centro studi Datagiovani, rappresentano ormai più della metà degli occasionali (54,1 per cento).

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