Una riflessione sul Brennero: chi sta “fuori”?

Italia-Austria: pensavamo potesse essere ormai solo un capitolo nei libri di storia, tra le Guerre di Indipendenza e il 1918, o il titolo di una domenica di calcio. Invece, lungo uno dei confini più simbolici degli ultimi secoli per noi e per l’Europa – uno di quelli che l’unione di Schengen aveva provato a cucire – da qualche giorno “si tagliano i guardrail”. Lo scopo? Erigere una barriera: non si capisce bene se per quelli che arrivano da fuori (i migranti in fuga) o da dentro (la destra xenofoba che, dopo aver stravinto il primo turno delle presidenziali, ora incalza tutti).
Solo campagna elettorale? Peggio mi sento, se a condurla con simili azioni e iniziative legislative sono proprio Governo e Parlamento (oltre ai paventati controlli in territorio italiano, che Renzi ha fatto bene a rispedire al mittente, è stata appena votata la possibilità di dichiarare lo “stato di emergenza” non per calamità naturali o simili, ma anche se il numero dei migranti dovesse improvvisamente aumentare: i respingimenti saranno autorizzati al confine anche per chi proviene da Paesi in guerra come la Siria).
Non è più solo l’Europa ad Est – orfana del blocco sovietico e mai veramente adottata da un allargamento UE rimasto in superficie – a far emergere le fragilità che abbiamo a lungo sottovalutato. Si tornano così ad innalzare reti, a scavare faglie, a dislocare eserciti, ad alimentare il sospetto, la diffidenza e il solipsismo nel cuore del Vecchio Continente. Meglio, stavolta, prenderla seriamente.

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