“Terre alte” per il sì alla Costituzione: dai giovani, nasce il Comitato

Il referendum costituzionale è una occasione anche per i nostri territori, di incontrarsi e di tornare a fare politica immaginando il futuro comune. Un gruppo di giovani per questo ha voluto recentemente ritrovarsi e dare vita al Comitato delle Terre Alte per il Si. Lo hanno fatto in una frazione di montagna, scrivendo un manifesto pieno di spunti e di energia. Non potevo quindi che dare anch’io loro una mano a diffonderlo e, insieme, lo abbiamo consegnato alla ministra Boschi. Per chi volesse leggerlo, di seguito lo riporto integralmente. Per sottoscrizioni, adesioni al comitato e per contribuire al dibattito, si possono contattare i promotori attraverso la pagina Facebook, l’email terrealteperilsi@gmail.com e il sito.

Ecco il documento integrale. Un contributo di qualità, che credo sia compito nostro – di chi è impegnato a vario titolo nella cosa pubblica – raccogliere, sostenere e promuovere.

Comitato delle Terre Alte per il Si al Referendum Costituzionale
Il nostro primo incontro
Le istituzioni politiche devono essere disegnate con lo sguardo rivolto a quanto avviene nella società e nel mondo. Soltanto attraverso la costante verifica di come esse vengono messe in opera nella realtà si può esprimere un giudizio rispetto al fatto che siano o meno efficaci nel perseguire gli scopi che ne hanno determinato la nascita. Spesso, infatti, il rassicurante riferimento a modelli istituzionali del passato porta a non comprendere il presente ed a realizzare quanto in realtà dichiaratamente si voleva combattere. La difesa intransigente di quelle istituzioni che sono state capaci di imprimere un’accelerazione al progresso della società italiana in un determinato periodo storico, rischia di convertirsi in una battaglia di retroguardia e conservatrice di fronte ad un contesto del tutto cambiato.
Da ciò il convincimento che ha portato alla riforma attuale: la modifica di alcune istituzione formali può essere efficace per servire meglio quei fini di elevazione spirituale e materiale della società che caratterizzano lo spirito repubblicano della Costituente. Questo è il motivo per cui, noi perlomeno, intendiamo sostenere il Si al referendum.
Certo, il fatto che la nostra società attuale intenda ancora perseguire e promuovere questi fini di progresso spirituale e materiale non è così scontato. Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di interrogarci a riguardo. La grande occasione è questo referendum.
Il tema centrale che dobbiamo affrontare è quindi il seguente: crediamo ancora nei principi di libertà politica e solidarietà economica soggiacenti alla Costituzione repubblicana del ‘47? La realtà sociale e politica di oggi corrisponde a quell’idea di democrazia nata dalla resistenza? In caso di risposta negativa, quale assetto istituzionale tra quello esistente e quello proposto con la riforma può rendere possibile una ripartenza verso una società più giusta e più conforme al nostro progetto di società?
Sono domande apparentemente semplici, ma che impongono riflessioni profonde rispetto a quello che riteniamo essere giusto, ingiusto ed opportuno al fine di rendere l’Italia e l’Europa un luogo di maggiore giustizia. La riforma Costituzionale è un atto politico e presuppone una risposta personale e collettiva a queste domande poiché contribuirà in maniera decisiva a determinare (dando loro una forma) i valori di riferimento, anche extra giuridici, del nostro Paese.
Non esistono costituzioni perfette. La stessa costituzione repubblicana del ‘47 è nata da un compromesso ed è rimasta inattuata in molte sue parti le quali, nate in seno ad un’assemblea costituente figlia di un momento storico straordinario, hanno subito l’opposizione di importanti aree politiche appartenenti ai diversi schieramenti in sede della loro applicazione. La battaglia per la piena attuazione della Costituzione ha rappresentato la dimensione formale dello scontro materiale che si stava producendo nel Paese la quale vedeva contrapposte due concezioni della società, della politica e del potere. Una orientata ad un concetto aperto nella sua gestione ed impegnata a cercare di realizzare “la rivoluzione promessa” dalla Costituzione della Repubblica. La seconda, al contrario, schierata a favore del mantenimento dell’assetto sociale, economico e politico tipico di uno stato fondato sul censo, la famiglia e la cultura intollerante di Stato. Lo scontro tuttora esiste e in un periodo di grande contrazione economica sta riemergendo nella sua dimensione politica.
Il convincimento che la battaglia per il referendum sia un crocevia fondamentale per dare inizio ad un nuovo ciclo di riflessione politica all’interno del Paese ci porta a fondare il comitato delle Terre Alte per il SI al Referendum. Il valore simbolico è forte perché con il riferimento alle montagne vogliamo dichiarare con orgoglio che ci collochiamo nell’alveo della gloriosa tradizione nata dalla resistenza e ci riconosciamo personalmente in quei valori. Servono nuove istituzioni per servirli al meglio in un tempo attraversato da grandi incertezze. Il prossimo futuro ci imporrà scelte valoriali di campo e non dobbiamo arrivare impreparati.
Tocca a noi tutti, di ogni età ed estrazione, tornare a pensare in quale Paese vogliamo vivere.
Il momento storico è maturo. Il passato può assicurarci un arsenale di valori ed esperienze, ma le scelte per il futuro non possiamo farle che noi.

Vallera di Caraglio, 27 luglio 2016

Marco Giraudo, Manfredi Rosso, Matteo Gribaudo, Federica Giraudo, Federico Brondello, Filippo Perlo, Erica Cosio, Gianluca Serale, Federico Cavallo, Arduino Rosso, Alessandro Casasso, Marco Bussone

Submit a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *