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Newsletter settembre

Care tutte, cari tutti,
si è da poco svolto il primo confronto tra Donald Trump e Hillary Clinton. La differenza si è vista non solo nello stile, ma naturalmente nella grande conoscenza dei dossier internazionali e di politica economica, espressa con autorevolezza, serietà e determinazione. Il voto è ancora lontano, ma in questa occasione ha iniziato a dimostrare di poter essere davvero – dopo la prima candidata donna – anche il primo presidente donna degli Stati Uniti.
Il dibattito ha seguito di qualche giorno l’ultimo discorso di Barack Obama di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unite. Oltre all’interesse giornalistico, non possiamo dimenticare la rilevanza che il cambio di inquilino alla Casa Bianca avrà anche su uno scenario mondiale attraversato da profonde fratture.
Obama ha provato a lasciare davanti ai delegati ONU – e forse al suo successore – l’ultima impronta della sua presidenza. Lo ha fatto con alcuni messaggi forti. Tra questi, in primis la necessità di cambiare la globalizzazione: una affermazione non da poco per il leader di una superpotenza globale. Tra gli imperativi, colmare il gap tra ricchi e poveri, proprio per far funzionare meglio le economie. Ma anche di dire no ai nazionalismi e ai populismi, no al razzismo e all’intolleranza, fare di più per tutelare le minoranze (come quelle atterrite dall’Isis), aiutare chi scappa: “dobbiamo aprire i nostri cuori per accogliere i rifugiati nelle nostre case”.
“Un Paese circondato dai muri – ha aggiunto – imprigionerebbe sè stesso”. Il riferimento è al muro che Trump vorrebbe costruire con il Messico per bloccare i migranti. Ma noi non possiamo che trovare un’eco in quanto anche l’Italia sta dicendo, nelle sedi europee ed internazionali, di fronte al dramma dei migranti. Ha fatto bene il presidente del Consiglio Renzi a definirlo un discorso storico, contro la paura.
Otto anni fa, l’elezione a Presidente USA di un uomo nero di origini keniote, cresciuto per un po’ in Indonesia, fu un evento rivoluzionario per l’immaginario di tutti, impensabile solo qualche decennio prima.
Chissà. Forse, dopo l’8 novembre, le molte donne che ancora vengono considerate meno “adatte” a ruoli di responsabilità, nella politica come nel lavoro, potranno avere un esempio in più che, con preparazione e determinazione, il “soffitto di vetro” può essere infranto.
Chiara

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Approvata mozione per il popolo Yazida

A maggio avevamo preso un impegno, con il popolo Yazida. Lo abbiamo mantenuto approvando la mozione che riconosce il genocidio ai loro danni e impegna il Governo ad agire nelle sedi internazionali. Alla Camera avevamo ascoltato dalle vive voci della loro delegazione, guidata dalla testimone diretta e ora inviata dell’ONU, l’appena 22enne Nadia Murad, come questo popolo da due anni viva perseguitato dall’Isis nel Kurdistan dell’Iraq. Migliaia di donne sono ancora nelle mani del sedicente Stato Islamico. Delle loro sofferenze, avevo raccontato nelle passate newsletter. Sono intervenuta in aula per sostenere questo impegno di forte, di umanità e di coerenza.
A maggio, avevamo incontrato alla Camera una delegazione Yazida, minoranza etnico-religiosa che dal 2014 è perseguitata dall’Isis nel Kurdistan dell’Iraq. Dalle loro voci, abbiamo ascoltato le terribili le testimonianze dei sopravvissuti, tra cui Nadia Murad, all’epoca solo 19enne. Oggi, da coraggiosa inviata ONU, viaggia in tutto il mondo per dare voce al suo popolo.
Sono intervenuta in aula per ricordare che migliaia di donne sono ancora nelle mani dei loro aguzzini, che gli orrori purtroppo continuano (è di giugno l’ultimo massacro di 19 ragazze) e che con tutti loro, avevamo preso un impegno. Oggi, con la mozione in discussione alla Camera, facciamo il primo passo per onorarlo: riconoscere il genocidio in corso e impegnare l’Italia in tutte le sedi internazionali ed umanitarie, perché finalmente ci sia giustizia e si ponga fine alle sofferenze.

Aggiornamento: mozione per la minoranza yazida

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Vi avevo detto che avrei continuato a seguire la complessa situazione della minoranza yazida, nel Kurdistan iracheno: l’emergenza sfollati e i rischi per le minoranze sono gravi, in particolare per le donne Yazide ridotte in schiavitù dagli uomini dell’ISIS subendo ogni tipo di violenze.
Oggi ho partecipato all’incontro con una delegazione di cinque alti rappresentanti del Parlamento federale iracheno ed esponenti della comunità, che sono a Roma per svolgere incontri istituzionali in collaborazione con la regione Friuli-Venenzia-Giulia – che con la presidente Serracchiani ha aperto un importante canale umanitario – e il MAECI.
Come forse ricorderete, lo scorso 5 maggio sempre alla Camera avevamo già avuto un incontro con Nadia Murad, giovane donna ed attivista, sopravvissuta al genocidio e a terribili violenze. In quell’occasione, insieme ai colleghi della commissione Esteri avevo preso l’impegno di lavorare ad una mozione che riconosca ufficialmente tale genocidio (sarebbero circa 40 le fosse comuni e sono ancora 3.500 le prigioniere in mano al Daesh). Oggi abbiamo elaborato un testo da portare quanto prima all’attenzione del Governo.