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Newsletter febbraio 2017

Care e cari,
se ancora la primavera non si vede, e anzi toccherà fare la conta dei danni per i comportamenti di un clima sempre più imprevedibile, per la politica gli ultimi giorni sono stati certamente migliori del mese da poco terminato. Dopo tanto tempo passato a discutere esclusivamente delle vicende interne al Partito Democratico, si torna a parlare di idee come non accadeva da tempo, complice una campagna congressuale che entra nel vivo e che mi auguro sia sulle proposte prima ancora che sulle persone. Dipenderà anche da ciascuno di noi. Meno tifoseria ma ricerca di toni giusti. Siamo una grande e vasta comunità serve il contributo di tutti ma il rispetto per ciascuno.
Qualcuno, purtroppo, ha scelto di non partecipare. Su questo, in basso, troverete una riflessione, se volete sapere come la penso. Sinceramente esco da questo periodo ancor più convinta che la politica debba guardare fuori dalle sue stanze e andare incontro al mondo se non vogliamo che vecchi incubi tornino a farci visita.
Riscoprendo in profondità e con nuova concretezza che cosa può e deve significare essere di sinistra oggi.
Di fronte a chi per scherzo chiude in gabbia due donne nomadi, ai saluti romani davanti alla sede del Pd a Roma, per passare dalle bombe carta messe da infiltrati di Forza Nuova fino agli spari ad una volante della polizia, le risposte non possono essere banali o demagogiche, ed a Matteo Salvini che semina odio parlando di “pulizia casa per casa” degli immigrati, dobbiamo continuare a rispondere tenendo dritta la barra per i diritti e per la giustizia sociale, di tutti.
Lo dico con ferma convinzione e senza paura: solo con il rigore dei valori ed un dialogo complesso ma necessario ad ogni livello, riusciremo ad affrontare questa fase politica.
Bene ha fatto il premier Gentiloni a Parigi in questi giorni, con i leader degli altri grandi Paesi del Continente, a progettare una nuova Europa, che chiediamo da tempo e che sappia affrontare le sfide di questo secolo. È un tavolo a cui l’Italia non può mancare e che abbiamo il dovere, come Paese fondatore, di ispirare.
Nel mondo che cambia ad una velocità impressionante, credo debba essere tolta un po’ di ipocrisia in molti ragionamenti. Per questo ritengo utile la discussione riaperta da Matteo Orfini nel riportare l’attenzione sulla legge per la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia e sui temi del lavoro.
Infine consentitemi un pensiero legato a due temi su cui serve una profonda e seria riflessione e su cui vorrei che ne ragionassimo con tutta la dovuta delicatezza. Parlo di due questioni che non possono essere relegate a cronaca e nemmeno a risposte “solo” legislative e mi riferisco alla morte di Fabiano – Dj Fabo – un ragazzo italiano gravemente infermo che per morire è dovuto andare in Svizzera, dove l’eutanasia è legale, e al giovane di 16 anni, di Lavagna, suicidatosi a seguito di una perquisizione della Finanza per possesso di stupefacenti.
Su questi tre temi (ius soli, testamento biologico, cannabis) è stata presentata una mozione alla Camera, sulla quale ho messo la mia firma, per chiedere che le leggi in materia siano affrontate il prima possibile. Possiamo non essere d’accordo su tutto, ma il Parlamento ha il dovere, anche solo per rispetto a chi diventa vittima del silenzio di discuterne, come accade in tutti i Paesi che vogliono essere realmente moderni e civilizzati.
Mi piacerebbe uno scambio su questi temi, con ciascuno di voi, se vi va scriviamoci e troviamo il tempo insieme, di discuterne.
Io ci sono.
Chiara

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Se ne vanno Aurora Barale e Don Aldo Benevelli

Scompaiono, nel giro di pochi giorni, due protagonisti della Resistenza nelle nostre terre.
Aurora Barale non aveva 15 anni quando la sua famiglia fu stata trucidata dai nazisti. Uno dei suoi fratelli morì sul fronte russo. Fu staffetta partigiana e nel dopoguerra ha tramandato per generazioni l’eredità dell’antifascismo. Giovanni Battista Barale era stato il primo Segretario della Federazione del partito Comunista della provincia di Cuneo. La sua famiglia ha pagato un prezzo altissimo per difendere i suoi ideali, socialisti e comunisti, e per la Libertà e la Democrazia del nostro Paese e dell’Europa.
Don Aldo Benevelli è stato un grande protagonista della cuneesità con gli occhi sempre aperti al Mondo. Mi ha sempre colpito, la sua tenacia, il suo essere instancabile animatore di iniziative culturali, mai reducistiche, che tenessero insieme Memoria di ieri e sfide del domani: Resistenza, Carovane della Pace, LVIA. Il suo forte richiamo a tutti, giovani e anziani, laici e non, all’importanza del confronto, del dialogo per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, da Cuneo ai cosiddetti “Paesi del Terzo Mondo”.
Insieme, Aurora e Don Aldo rappresentavano la condivisione dell’antifascismo da parte delle tante anime della Resistenza cuneese. In questi tempi bui, il loro esempio resterà.
Resterà perché ha lasciato tanti segni tra le persone di questa Terra.

25 aprile: tra la festa e il ricordo

Percorrendo le strade della nostra provincia Medaglia d’Oro, i ricordi sempre si sommano e si perdono nel tempo: così fanno anche i pranzi, le musiche, le parole, il rosso, la vita. Il 25 Aprile, mi ha portato prima a San Giacomo di Roburent, poi a Carrù per l’orazione ufficiale. Nel pomeriggio, sono stata a Novello mentre la sera prima non potevo mancare alla fiaccolata a Cuneo (quest’anno inspiegabilmente sera fiaccole).
C’è stata nostalgia, confesso, e anche un po’ di tristezza per chi non c’è più. Ma la Liberazione è soprattutto un momento di festa. È la “nostra festa”, come mi hanno insegnato i partigiani: non solo una occasione di ricordo, quindi, ma per rinnovare giorno dopo giorno l’impegno di costruire una Italia ed una Europa migliore. Quella per cui loro hanno combattuto, settantun anni fa, e che oggi tocca a noi realizzare. Non spaventandoci di andare controcorrente e di tenere alta la bandiera della libertà.

Alla camera, il ricordo di Arrigo Boldrini, il “Comandante Bulow”

Davvero toccante è stato il ricordo alla Camera di Arrigo Boldrini, il celebre “comandante Bulow” alla presenza di Napolitano e Smuraglia.
Fu capo della 28ma brigata Garibaldi che liberò Ravenna, e per questo ricevette la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Dopo la guerra, fu componente dell’Assemblea Costituente, parlamentare dal ’53 al ’94, e presidente Anpi per lunghi anni, oltre che dirigente nazionale del Pci. Alla cerimonia, erano presenti anche la presidente della Camera, l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente nazionale dell’Anpi Carlo Smuraglia.

A Savigliano con i Giovani Democratici: attualizzare l’antifascismo, guardando alle nuove destre e all’europopulismo

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Tra le varie iniziative in programma in vista del 25 aprile, sono stata particolarmente contenta di aver partecipato alla serata organizzata a Savigliano dai Giovani Democratici.
Intanto perché da tempo non vedevo una platea così gremita di giovani interessati a confrontarsi e approfondire i fenomeni politici di oggi. E poi proprio per il titolo che hanno scelto: “Destre vecchie e nuove all’epoca dell’europopulismo”, che dimostra bene l’intenzione di praticare l’antifascismo non solo come memoria, ma anche nella doppia dimensione di cui più abbiamo bisogno: storica e attuale. C’è infatti oggi ancor più la necessità di far interagire continuamente queste due prospettive, provando a incrociare testimonianza e militanza, passato e presente, pensiero e azione. In fondo, la nostra più grande sfida, che ci viene da ieri e he guarda a domani, è questa: costruire antidoti contro la violenza, contro tutte le violenze. Insieme ai presupposti perché non accadano mai più. E’ questo il migliore modo che abbiamo di onorare il nostro debito di riconoscenza nei confronti di chi, a prezzo della vita, ha sognato per sè e per tutti la libertà, la pace e la democrazia. Si raccoglie così l’insegnamento di chi ha combattuto, facendolo continuare a camminare sulle gambe delle nuove generazioni.

24 – 25 aprile tra Boves, Cuneo, Borgo San Dalmazzo: ricordo non solo da celebrare, ma da “vivere”

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Le giornate del 24 e 25 aprile sono state un vero ed emozionante turbine. Venerdì sera sono stata a Boves dove il Consiglio comunale ha conferito la cittadinanza onoraria al partigiano Calisto Giovanni. Poi subito alla tradizionale fiaccolata di Cuneo, anche quest’anno molto partecipata e suggestiva. Ma le emozioni più forti me le riserva sempre la mattina del 25, nella “mia” Borgo San Dalmazzo: prima alla Rotonda Alpi Marittime per commemorare le brigate partigiane delle Valli Gesso, Vermenagna e Pesio. Per proseguire poi, in corteo attraverso la città, alla volta del Sacrario Partigiano dove abbiamo ricordato le vittime della fucilazione del 2 maggio 1944; infine in piazza don Viale presso la stele ebraica che ricorda l’aiuto dato ai profughi in fuga dalla persecuzione nazista. E’ stato bellissimo soprattutto vedere i giovani alunni delle medie portare in corteo la bandiera dell’ANPI locale: sui tanti volti, di tutte le età, c’era il significato vero di una ricorrenza civile che ha senso solo se “vissuta” e rinnovata ogni giorno. Ho voluto lasciare anche un pensiero, oltre ai partigiani presenti, anche a chi oggi non c’è più, come il caro Poldo. Con in mente il loro insegnamento, è stato davvero il giorno in cui ricordare da dove veniamo, per costruire così il nostro futuro. Anni di lotta che devono essere un monito per costruire oggi un’Europa di pace, mantenendo vivi i valori di libertà e di democrazia, ma anche di solidarietà tra i popoli.