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Europa: parliamo di lavoro

La settimana scorsa ho partecipato per la prima volta ad una sessione di incontro fra i parlamenti nazionali dei vari paesi europei. È stata un’occasione di confronto su temi importanti, in particolare sul mondo del lavoro e sulle opportunità di cui necessitano i giovani.
Ero convinta, e a maggior ragione lo sono dopo questi giorni passati a Bruxelles, che i temi dell’economia e del lavoro non troveranno mai soluzione finchè non riusciremo a dare loro un respiro più ampio. In Italia l’ultimo mese è stato segnato dal tema dei voucher, affrontato in maniera demagogica e mai con i numeri alla mano, e dalla lotta alla povertà. Si fa un gran parlare di redditi minimi garantiti, redditi di inclusione, ma io credo che per ridare dignità a ciascuno non serva mettere in mano, o in banca, qualche centinaio di euro al mese: serve il lavoro e servono misure costruite attorno al lavoro.
Da troppo tempo i diritti dei lavoratori sono frammentati, spezzettati a seconda della categoria, del contratto, di vincoli burocratici. Con il DDL per il lavoro autonomo, alla Camera, stiamo iniziando ad rendere più uniformi il mondo del lavoro autonomo e quello dipendente, rimarcando che certi diritti (come quello all’indennità di maternità o di malattia, o a un supporto in caso di perdita di lavoro) devono essere uguali per tutti, e non esistono differenze che giustifichino disparità di trattamento.
Ma dobbiamo andare oltre e fare in modo che nessuno venga lasciato indietro. Soprattutto, dobbiamo dare ai giovani l’opportunità di guardare avanti.
Per questo mi sto impegnando a guardare al mondo del lavoro con occhi diversi, concentrandomi su alcune idee: equo compenso, sussidio di disoccupazione universale, qualità dei servizi e parità di diritti. Non è più possibile affrontare questi temi separatamente: la politica per dare speranza deve avere prima di tutto una visione d’insieme.
Per costruirla, credo che dovremmo discuterne nella maniera più larga e plurale possibile.