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Newsletter aprile/maggio 2016

Care tutte, cari tutti,
Londra – capitale del Regno Unito che discute la “Brexit” – ha scelto come sindaco Sadiq Khan, volto nuovo di una civiltà europea cosmopolita e aperta che risponde alla paura e al fanatismo con la ricchezza dell’integrazione. Una dimostrazione di lungimiranza politica, in un momento molto delicato per il paese e per l’Europa, da leggere con attenzione anche di qua dalla Manica.
Nel frattempo – passando da un canale ad un passo alpino – il Brennero è diventato il teatro di un nuovo aspro confronto all’interno del Vecchio Continente (oltre che il nuovo scenario per le “passerelle” di politici nostrani).
Lungo uno dei confini più sintomatici degli ultimi secoli nella storia nazionale ed europea – uno di quelli che l’unione di Schengen aveva provato a cucire – da qualche settimana “si tagliano i guardrail”.
Lo scopo? Erigere una barriera: non si capisce bene se per quelli che arrivano da fuori (i migranti in fuga) o da dentro (la destra xenofoba che, dopo aver stravinto il primo turno delle presidenziali, ora incalza tutti).
Qualcuno l’ha definita solo campagna elettorale. Sta di fatto che gli effetti si sono fatti sentire più fuori che dentro le urne: nel duro botta e risposta fra i governi italiano ed austriaco, nei recenti  scontri tra manifestanti e polizia, fino alle ultime dimissioni del cancelliere Faymann che hanno dimostrato una volta di più come, gli elettori non premiano mai la copia… scelgono l’originale.
La recente escalation anti-immigrati di Governo e Parlamento non ha infatti arrestato l’avanzata dell’estrema destra di Norbert Hofer, che si è imposto al primo turno delle presidenziali con oltre il 16% di distacco sul candidato dei Verdi. Socialdemocratici e popolari, che governano l’Austria dal dopoguerra, sono entrambi esclusi dal ballottaggio di fine mese, precipitati all’11 per cento.
Una vicenda che mostra quanto possa essere rapida e violenta la crescita delle forze anti-sistema, se non affrontata innanzitutto sul terreno della cultura politica, prima ancora che su quello delle riforme.
Due lezioni, quella londinese e quella altoatesina, che credo debbano insegnare molto a molti. Anche da noi.
Chiara

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Italcementi, l’interrogazione riaccende i riflettori su Borgo San Dalmazzo. Il Ministero: contravvenuto agli accordi, licenziamenti da stigmatizzare

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha risposto all’interrogazione che avevo presentato per accendere i riflettori sulla grave situazione Italcementi di Borgo San Dalmazzo.
E’ emerso così che l’azienda, oltre a non interloquire con il territorio e le amministrazioni, ha anche contravvenuto agli intendimenti avuti sia con il Mise che con il Ministero del lavoro. Per questo, i 13 licenziamenti non possono che essere stigmatizzati.
Il MISE ha innanzitutto riferito che “nel recente incontro presso il Ministero dello sviluppo economico, avvenuto alla presenza anche dei rappresentanti della società tedesca Heidelberg Cement, azionista di maggioranza del gruppo Italcementi, è stato confermato almeno fino al 2020 l’attuale assetto produttivo delle aziende del Gruppo presenti in Italia. Tuttavia – si legge ancora nella risposta – Italcementi ha attivato la procedura di mobilità per 13 dipendenti che operano presso il sito di Borgo San Dalmazzo, e lo ha fatto pertanto “contrariamente a quanto convenuto presso il Ministero del Lavoro” in occasione della procedura di dicembre con cui è stata concessa la cassa straordinaria ad altri stabilimenti in Italia.
Ho fatto presente come a livello locale, in questi mesi, non ci sia stata alcuna interlocuzione da parte dell’azienda, specie con le amministrazioni interessate. Visto l’insieme di questi elementi, ho posto quindi con forza la necessità di riportare l’attenzione di tutti anche sulla situazione di Borgo e sui suoi lavoratori. Il Ministero ha stigmatizzato la decisione aziendale di licenziare 13 lavoratori e ha detto che non mancherà, nel corso dei prossimi incontri programmati, di sollecitare sia Italcementi sia Heidelberg Cement a ricercare una soluzione positivamente condivisa.
Come già detto, le istituzioni sono terze e rispettiamo il confronto sociale, che ora affronterà il seguito del mancato accordo. Ma è importante che i riflettori si siano riaccesi. Speriamo possano favorire nuovi margini di manovra fra le parti, aiutando a “rischiarare” un futuro che 13 famiglie ed un intero territorio vedono oggi ancora incerto.
Continuiamo a lavorare per questo.

Italcementi di Borgo: amarezza per mancato dialogo con l’azienda. Risposte nel confronto sociale

Sono molto amareggiata e delusa per la piega presa dalla situazione Italcementi di Borgo San Dalmazzo. Innanzitutto perché con i sindaci di Borgo e Valdieri, avevamo inviato una lettera ai vertici dell’azienda chiedendo “urgenti e puntuali chiarimenti” sui tagli di personale e sulle prospettive del sito: grave che non siano ancora arrivate risposte. Dispiace anzi constatare come dalla parte datoriale non ci sia stata fin qui disponibilità al dialogo.

In secondo luogo, per l’impossibilità di un accordo nel confronto fra parti sociali. Questo giovedì, il Ministero dello Sviluppo Economico risponderà all’interrogazione che avevo depositato a dicembre e tornerò a porre con forza la questione in sede parlamentare. Ma le istituzioni sono terze, ed è nel dialogo tra le parti che va sollecitata una soluzione, nell’interesse di 13 famiglie di lavoratori ed di un intero territorio.

Ho profondo rispetto per i tavoli di confronto sociale: proprio per questo non posso che ricordare altri casi, non distanti da qui, in cui si è dimostrato come sia possibile raggiungere soluzioni accettabili per tutti: quando, però, c’è la buona volontà di farlo.