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La Pa va vincolata all’equo compenso – Articolo su IlSole24Ore

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del giorno 8 novembre 2017

C’è un dibattito importante – finalmente – sul tema dell’equo compenso al quale il Pd non si è sottratto, anzi: da tempo attraverso il Dipartimento che presiedo abbiamo avviato il confronto con casse e associazioni, con approccio globale e non di parte, sapendo che un tema così delicato non va affrontato strumentalmente, rischio sempre presente quando si avvicina la fine di una legislatura.
La sentenza 4614 del Consiglio di Stato, che ammette bandi e affidamenti gratuiti, ha esasperato la condizione di coloro che al pubblico forniscono ogni giorno prestazioni irrinunciabili, senza le quali la macchina amministrativa sarebbe un corpo senz’arti.
Efficace su queste pagine Marcello Clarich il 5 ottobre: la china presa è pericolosa. Sostituire al denaro l’accesso a canali riservati mette a rischio l’efficacia e l’efficienza delle amministrazioni. Garantire invece al professionista un equo compenso in base alla prestazione richiesta combatte la concorrenza sleale e salvaguarda la PA sia per la qualità del servizio domandato, sia per la sua imparzialità presente e futura.
Da questo punto di vista, la scelta, poi stralciata, del Ddl di bilancio di riservare questa tutela ad una sola categoria, quella degli avvocati, sarebbe stata lacunosa. Il punto di partenza per un percorso serio e giusto non può che essere una tutela universale per i professionisti nei rapporti con la pubblica amministrazione, soprattutto oggi che queste pratiche hanno ricevuto legittimità giurisprudenziale: l’affermazione di questo principio fondamentale deve valere per tutti, indipendentemente dalle categorie o dalle appartenenze a ordini e collegi.
Servono quindi norme che consentano di regolare i rapporti di committenza con la Pa vietando bandi, incarichi e affidamenti in deroga a parametri di riferimento per le prestazioni, e tali divieti devono operare ex ante, consentendo al professionista di percepire il proprio equo compenso senza dover ricorrere alla sede giudiziale.
Un tale intervento, da veicolare con la legge di Bilancio, rafforzerebbe l’idea universalistica che il Partito Democratico ha impresso e vuole imprimere al lavoro e ai suoi diritti.

On. Chiara Gribaudo
Responsabile Lavoro Pd

Equo compenso giornalistico: presentata interrogazione

Nelle scorse newsletter ho dato notizia di un’iniziativa che mi vede prima promotrice in Commissione Lavoro: quella per l’Equo compenso [leggi]Questa norma, che si vuole estendere a tutte le tipologie di lavoro,è già prevista per tutti giornalisti freelance dalla legge n°233/2012. Una decisione della Commissione deputata potrebbe però ora limitare la platea dei beneficiari. Per questo, ho interrogato il Ministro del Lavoro.

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Riparte la battaglia per l’equo compenso

In Commissione Lavoro prosegue l’iter di Risoluzione per l’Equo compenso, di cui sono prima firmataria. Al giorno d’oggi, un lavoratore autonomo è spesso pagato, per svolgere lo stesso lavoro, molto meno di uno subordinato. Un modo ingiusto con cui risparmiare sul costo del lavoro. Parliamo di oltre tre milioni di persone, in buona parte giovani con redditi tra 9 e 11mila euro annui. Con la nostra iniziativa, chiediamo ci sia invece eguale compenso tra lavoratore autonomo e subordinato, a parità di lavoro svolto.
La battaglia, riguarda anche le protezioni sociali e le regole contrattuali di una fetta di popolazione – quella delle nuove professioni – spesso dimenticata.

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