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Le nuove norme anticorruzione

La Camera ha approvato in via definitiva la proposta di legge volta a contrastare i fenomeni corruttivi attraverso una serie di misure che vanno dall’incremento delle sanzioni per i reati più gravi contro la pubblica amministrazione, a quelle volte al recupero delle somme indebitamente percepite dal pubblico ufficiale, alla reintroduzione del reato di falso in bilancio.
Qui (file pdf) è possibile consultare un breve dossier.

Alcune riflessioni sulla lotta alla corruzione e sulla giustizia

Le riforme economiche e del lavoro che stiamo portando a termine sono fondamentali. Ma dall’inizio abbiamo detto che – perché queste potessero avere efficacia e portare ad una vera ripresa – dovevano viaggiare insieme ad un riscatto dell’Italia sul fronte della trasparenza e della legalità. Aspetti questi che spesso hanno un ruolo di primo piano, se non addirittura prevalente su altri, nel giudizio che all’estero si dà del nostro Paese: per esempio quando si tratta di decidere se investire o meno quei capitali di cui oggi avremmo un gran bisogno per far ripartire l’industria, migliorare i servizi e fare innovazione per dare lavoro di qualità.
La causa della nostra ingiustificabile arretratezza, tristemente certificata anche dalle classifiche ufficiali, sta in primis in alcune gravi scelte dei governi di destra, come la rimozione del reato di falso in bilancio, e nel dibattito fuorviante che in questi anni le hanno circondate, portando tutti ad occuparsi delle questioni che “interessavano” a pochi anziché di quelle che riguardavano la maggior parte dei cittadini. Nel frattempo le inadeguatezze ed inefficienze rimanevano tutte lì, sempre più evidenti in ampie parti di quella macchina complessa che è la Giustizia, in particolare civile. La legge è diventata sempre meno uguale per tutti. Sono tornate a contare le differenze sociali e di censo. Coloro i quali non hanno risorse o posizione tali da permettergli di aspettare una giustizia lenta – che non si sa se, come e quando arriverà – rinunciano sempre più spesso a far valere i propri diritti. E’ questa l’altra, inaccettabile faccia della medaglia dei malcostumi diffusi e difficili da sradicare.
I fatti che in questi giorni investono la Capitale sono lì a dimostrarlo, e credo si debba tutti ringraziare e fare un forte augurio di buon lavoro a chi, come il  neo-commissario Matteo Orfini, sono impegnati in queste ore nella lotta senza quartiere alla illegalità: una lotta che solo il PD sta conducendo, al suo interno come all’esterno, nell’assoluto silenzio ed immobilità degli altri partiti che pure hanno responsabilità ben più gravi. A questo proposito, voglio trasmettere la mia forte vicinanza ai tesserati e militanti del PD romano che ieri si sono ritrovati in una importante Assemblea per reagire e riprendersi il partito che è loro. Sono poi molto contenta e fiduciosa nell’apprendere che Fabrizio Barca ha accettato di dare una mano in questa difficile opera, mettendo a disposizione la sua innegabile tenacia personale insieme alla qualità che ha già dimostrato di saper dare in vari momenti anche nel PD.
Di fronte a tutto quel che nuovamente accade, serve il riscatto della politica richiesto fortemente ancora ieri dal Presidente Napolitano, perché – per usare le sue parole – “la moralità di chi fa politica poggi sull’adesione profonda, non superficiale, a valori e fini alla cui affermazione concorre col pensiero e con l’azione.”
Si indebolisce però nei cittadini – sotto i colpi una cronaca a volte sconfortante, di un dibattito sterile e spesso di irresponsabili veti incrociati – la fiducia che ormai si riesca a corrispondere a questo imperativo.
Allo stesso modo, specularmente, cresce il dubbio che si riesca a riformare la Giustizia in loro favore. Per questo, mi pare che il lavoro silenzioso, tenace ed accurato del Ministro Andrea Orlando stia costruendo ciò che in tutti questi anni non è stato possibile, insieme alla migliore risposta per il futuro.
Per recuperare il molto ritardo la strada è lunga, ma bisogna dare un segnale immediato del cambio di rotta. Intanto uno strumento importante come quello contro l’autoriciclaggio che è già legge dello Stato. La delega sul processo civile dovrà poi intervenire definitivamente in un comparto che conta ormai oltre 5 milioni di cause arretrate: le stesse dove restano spesso ingabbiati i semplici cittadini e piccoli imprenditori.
Infine, il consiglio dei Ministri di domani licenzierà con ogni probabilità il testo con cui si avvierà la riforma dell’intero processo penale e già prima di Natale il Parlamento affronterà queste questioni sulla base delle proposte del PD. Anche sulle pene per corruzione è praticamente certo che vi sarà una stretta importante, aumentando sia le minime che le massime e allungando la prescrizione. A queste e alle altre misure, dovrà poi seguire altrettanto impegno nell’applicazione e, soprattutto, nella prevenzione.
Per combattere la corruzione, dando trasparenza e solidità anche alla ripresa dell’economia, è però fondamentale reintrodurre un serio falso in bilancio. Questo perché è proprio attraverso la falsificazione dei bilanci che, oltre a violare le regole della concorrenza, si crea il nero necessario ai processi corruttivi. Una norma di correttezza e di civiltà che è già un’anomalia che manchi nella ottava potenza economica mondiale, la quarta a livello europeo (la seconda per la produzione manifatturiera) e nella quale l’economia sommersa ed illegale secondo l’ISTAT vale oltre 200 miliardi di euro.
Il Ministro Orlando nei giorni scorsi ha preso una posizione chiara e netta in questo senso. Per spazzare via ogni ostacolo strumentale, è necessario sostenere questa azione dentro ma soprattutto fuori del Parlamento. Fenomeni di corruzione e malaffare, come vediamo nel susseguirsi degli scandali, corrono altrimenti  il rischio di riproporsi a distanza di tempo solo con protagonisti diversi. Solo se affrontati in modo corale e alla radice, invece, possono essere sconfitti.