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Newsletter marzo 2016

Care tutte, cari tutti,
stavo preparando questa newsletter, scrivendo della storica visita a Cuba del primo presidente americano da 88 anni. Quando le immagini in arrivo da Bruxelles hanno riportato l’attenzione di tutti noi di qua dall’Atlantico.
Un’altro mare, il Mediterraneo, è oggi il crocevia della guerra o della pace nel mondo.
Subito lo sgomento, il dolore per le vittime dell’aeroporto. Poi la notizia di altri ordigni nella metro. Nel frattempo, come a molti di noi, le notifiche sui social network confermavano che un amico o un conoscente stavano bene. Anche questo può accadere, per fortuna, nella società della comunicazione.
Come sempre in questi casi, servirà aspettare gli sviluppi delle indagini. Di certo c’è che il nuovo attacco su territorio belga assomiglia nei modi e nella capacità di esecuzione a quello di Parigi, e mirava a produrre il più alto numero possibile di vittime.
Dopo l’arresto di Salah Abdeslam, la rete terroristica internazionale sembra aver voluto così ottenere tre risultati: rinsaldare le proprie file; ribadire all’Europa la vulnerabilità nel proprio cuore; scoraggiare definitivamente i nemici extra-europei.
Non dimentichiamo che ogni giorno, in Medio Oriente in Africa e in Asia, milioni di persone vivono la stessa angoscia che attanaglia oggi le nostre città. Per questo l’Isis non si vince chiudendoci in una fortezza, ma costruendo una alleanza con l’Islam moderato e pacifico contro i sacerdoti della morte.
Intanto emergono però distrazioni e negligenze nell’intelligence europea: gli attentatori appartenevano alla stessa cellula dell’attacco di Parigi e alcuni di loro erano stati fermati e rilasciati.
Il Vecchio Continente, come nel tema dei migranti, anche contro il terrorismo va in ordine sparso. I trattati prevedono che la sicurezza sia di competenza nazionale e quindi non si è mai voluta una  vera intelligence europea con relativo scambio di informazioni, database, ecc. C’è un sistema informativo Schengen, ma non la collaborazione per farlo funzionare. Il Ministro Orlando, parlando in Parlamento, confermava che anche in quelle iniziative su cui c’è intesa, come la Procura europea o la Direttiva antiterrorismo, tutto è bloccato.
Persino i jihadisti oggi riconoscono – paradossalmente – una soggettività politica all’UE da cui essa stessa fugge. E’ quella che colpiscono a Bruxelles, città sede delle istituzioni comunitarie e della Nato, oltre che simbolo delle nostre divisioni e contraddizioni.
Parlo di quelle al nostro esterno, figlie anche di molti errori commessi dall’Occidente dal 2001 e 2003 a questa parte. E di quelle al nostro interno, a partire dall’abbandono delle nostre periferie. Si sono aperte così gravi fratture di esclusione e auto-esclusione che ora, per prima cosa, vanno ricolmate.
In queste ore, in molti chiedono di reagire. Il punto è come. Bill Emmott ha suggerito tre virtù: pazienza, determinazione, collaborazione. Aggiungerei la fiducia, per quanto ora possa apparire difficile, tra Paesi e tra comunità: la sua rottura è la più grande vittoria che possiamo concedere all’Isis.
Per questo, serve ripartire da qui. Servono una riflessione e una azione che uniscano i popoli e le culture, intorno al comune obiettivo della sicurezza e della libertà.
Chiara

Qui è possibile leggere la newsletter completa.

Conflitto di interessi: arriva la legge

Era un impegno. La Camera ha approvato in prima lettura le nuove regole sul conflitto di interessi: una questione fondamentale della democrazia, come ci hanno insegnato i vent’anni passati. Obiettivo, far sì che l’interesse privato del singolo non possa mai prevalere sull’interesse pubblico di tutti i cittadini.
Fino a ieri, le norme potevano intervenire solo una volta emerso concretamente il contrasto, con tutte le difficoltà di provarlo e farlo valere. Con questa legge le situazioni vengono invece individuate a monte, anticipando anche le soluzioni per prevenirle. Maggiori doveri di dichiarazione e sanzioni, rafforzamento del regime di incompatibilità e obbligo di opzione tra le cariche, ma soprattutto doveri patrimonio e di separazione mediante l’affidamento in gestione dei beni e delle attività patrimoniali fino alla vendita su richiesta dell’Antitrust (quando il titolare della carica di governo nazionale possieda, anche per interposta persona o tramite società fiduciarie, partecipazioni in alcuni rilevanti settori; oppure quando la concentrazione dei suoi interessi patrimoniali e finanziari possano condizionare l’esercizio delle funzioni pubbliche o da alterare le regole di mercato). Rivista anche l’ineleggibilità per i membri del parlamento. Per chi volesse approfondire, abbiamo preparato un dossier.
Qui (file pdf) è possibile consultare un breve dossier riepilogativo.