Sulle polemiche referendarie

Sono giorni che cerco le parole giuste. Leggo frasi, commenti, reazioni, contro-reazioni… So che molti, come me, stanno facendo una scelta davvero controcorrente in questo momento: il silenzio. Non però di rinuncia, di rassegnazione o, peggio ancora, per fatalità. Io per prima credo di avere molto da dire: sia su quanto ho votato in Parlamento sia su quanto riguarda l’Anpi, dove sento le radici del mio impegno politico. Il silenzio di cui parlo è quello di attesa: come quando – senza arretrare, nè spazientirsi – si aspetta che chi esagera da entrambe le parti esaurisca il fiato e, dopo le urla, possano tornare a sentirsi gli argomenti. Accettando, beninteso, la possibilità che siano differenti: ma convinti che siano tutti ugualmente legittimi e sinceri.

Proprio questo è ciò che rischia di rimanere sepolto e zittito, sotto il montare dei Decibel. Eppure, proprio lì sta il primo insegnamento che ho avuto la fortuna di raccogliere dalle donne e dagli uomini che, dopo aver combattuto chi pretendeva di portare verità totali, negli anni successivi sono stati sentinelle irriducibili del rispetto reciproco e promotori tenaci del dibattito democratico.

Da loro ho appreso che tutte le tifoserie dividono, chiudono, semplificano e distraggono. E’ nelle curve da stadio che – ribaltando le parole di un compagno che non c’è più – si smette di imparare da tutti, e si rimane solamente a copiare da qualcuno.

Grazie a questi maestri e maestre ho imparato a lasciar scorrere i posizionamenti in superficie, ma ad andare a cercare le ragioni in profondità.
Ora, sento che l’unico modo per noi di non disperdere questo lascito e per trasmetterlo a nostra volta chi viene dopo, sia quello di assumerci ognuno la piena responsabilità delle nostre azioni e delle nostre convinzioni, senza più rimandarle a qualcun altro. Dichiariamoci “adulti”: ognuno – anche io – con la sua storia e il suo percorso, dialogando finalmente come tali. Ho trovato la stessa esigenza nelle parole di Michele Serra, sull’Amaca di ieri 24 maggio, che vi invito a rileggere e che volentieri faccio mie.

Submit a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *