Sul voto al referendum

Rimane l’amarezza per la sconfitta del Sì e della Riforma, nella quale avevamo profondamente creduto.
Nonostante questo, resta il rispetto per la libera espressione degli elettori, tornati a votare (a prescindere dal sì e dal no) con percentuali alte sulla Costituzione, patrimonio di tutti. Il ritorno del dibattito pubblico tra la gente, in tanti momenti di grande partecipazione, è comunque un importante risultato del percorso di ratifica che noi per primi abbiamo voluto si svolgesse così.
Nella provincia di Cuneo il No vince, ma il Sì viaggia in molti centri sopra la media nazionale e fa segnare una delle migliori concentrazioni del Nord Italia, la più alta del Nord Ovest; in alcuni importanti centri, tra cui il Capoluogo, prevale. E’ segno di un lavoro che c’è stato e che non dovrà andare disperso.
Credo che le dimissioni di Renzi dimostrino una chiara coerenza e una netta differenza: anche rispetto ad una parte di un certo personale politico, assai più longevo e trasformista (ne scrivo su LeftWing). Anche la nutrita classe dirigente della nostra provincia dovrà fare una attenta riflessione. Il voto, volenti o nolenti, non ha parlato solo di Costituzione o della capacità di imprimere velocità alle risposte (che comunque da troppo tempo mancavano). Parla anche della nostra capacità di metterci in connessione profonda con il sentimento popolare: che non significa farsene guidare, ma al contrario esserne attivi e costruttivi interpreti. Resto convinta che da questa stagione complicata, anche rivendicando le molte azioni di giustizia sociale fatte e che andranno semmai ampliate ed accompagnate, la sinistra saprà uscire solo se dimostrerà di avere altrettanta chiarezza e coraggio nello scegliere, come si sarebbe detto una volta, da che parte stare.
Sarà necessario sfidare le forze che già si muovono per la restaurazione della vecchia politica dei notabilati e dei gruppi di interesse, e sono all’opera per ritardare la riforma della Legge elettorale. Servirà un’azione politica aperta e che cammina nella società. Come tale, noi saremo – come sempre – in prima linea.

One Response to "Sul voto al referendum"

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  1. Valéry

    febbraio 20, 2017 at 9:25 am

    Il referendum non è stato solo una sconfitta di Renzi e di quella parte di PD che lo ha sostenuto, ma è stata l’ennesima dimostrazione di una visione autoritaria e strumentale di chi continua ad utilizzare partito e Stato come veicolo autopromozionale in pieno stile berlusconiano.
    Per queste ragioni, e dopo aver assistito allo scempio di leggi vergogna per i valori che un partito come il PD dovrebbe incarnare, non vedo altra strada di una scissione interna, per quanto dolorosa!
    La chiedono non solo la minoranza (forse ancor meno della dirigenza!), le decine di migliaia di ex iscritti, le associazioni quali Anpi, Arci, Cgil, i cui iscritti non possono più sopportare questa deriva iper liberissimo e milioni di elettori avviliti.
    Lo scopo del PD non deve essere quello di vincere le elezioni e pur di governare farsi complice degli interessi più biechi di quei squallidi figuri transfughi dal PDL, come lo erano stati prima dal peggiore PSI.
    Per questo secondo me, è meglio stare fieramente all’opposizione e difendere davvero gli interessi del popolo lavoratore, piuttosto che continuare questa azione di governo che neppure il Berlusconi al suo apice avrebbe sognato di poter condurre!
    Allora si, che ritroverete, non solo i nostri voti, ma soprattutto un popolo che smarrito com’è ora non vede che i 5* come alternativa.
    Confido in te, nei valori in cui credi e nella corrente che rappresenti per aver il coraggio di compiere il grande passo!
    Saluti da & fam.

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