#Stayhuman: con i Gd di Cuneo e i rifugiati, per l’accoglienza e la cittadinanza

Voglio complimentarmi con i Giovani Democratici che hanno organizzato a Cuneo una iniziativa sul diritto d’asilo molto partecipata, soprattutto da giovani. Ma soprattutto diversa nello spirito e nei contenuti, rispetto a tante approssimazioni che purtroppo spesso si sentono. Hanno rotto così loro un silenzio che stava diventando assordante da parte di altri, riportando il dibattito alla realtà ed alla serietà che merita.
Lo hanno fatto bene, partendo dal vivo racconto di chi fugge per avere un presente, prima ancora della speranza di un futuro; dalle difficoltà di chi lavora nella cooperazione e di chi si confronta con norme e burocrazia. Ne è venuta da parte loro una richiesta chiara e forte ad istituzioni ed enti locali, per una maggiore sensibilità ed un impegno diverso. Credo che la politica debba ripartire da qui, nel metodo e nel merito, facendosi carico a tutti i livelli di queste richieste e giuste sollecitazioni.
Troppo spesso invece il dibattito locale – come quello nazionale e quello europeo – sono sembrati non essere all’altezza né della situazione, nè delle responsabilità che dovremo imparare tutti ad assumerci.
Da una parte, in Europa, le difficoltà a trovare una strategia d’azione comune sono sempre più evidenti e sempre meno comprensibili (come messo bene in luce dal Presidente Mattarella, pochi giorni fa a Londra).
Dall’altra parte, anche sul nostro territorio, le sirene leghiste e xenofobe provano nuovamente a fare gioco sull’ignoranza e sulle difficoltà della crisi, veicolando con manifestazioni di piazza intolleranza e false paure. Forse così si prenderà qualche voto in più, ma di certo non si risolvono i problemi.
Troppo facilmente si passa dalla commozione per l’ultima tragedia, all’inazione e all’indifferenza che purtroppo le seguono, fino al “padroni a casa nostra” di qualcuno. Se l’ultima semplificazione è addirittura inaccettabile, nessuno di questi atteggiamenti è comunque risolutivo.
Di fronte a ciò che sta succedendo nel Nord Africa e non solo, il nostro Paese ha un dovere morale, umanitario e internazionale di dare rifugio a chi scappa da guerre e maltrattamenti e questo va ribadito.
Conosciamo i molti problemi che ci sono nel fare bene ciò che servirebbe, sia per cause burocratiche ed organizzative, sia per una più generale miopia politica: quella che continua a trattare la questione come una “emergenza” anziché come una “urgenza”. Il fenomeno migratorio, oltre ad essere una costante nella storia degli uomini, oggi ha infatti dinamiche ampiamente prevedibili: potrebbe quindi essere affrontato più efficacemente se si mettessero in campo una lettura vera della realtà, scevra da inutili drammatizzazioni o mistificazioni, insieme a strumenti adeguati.
Governo italiano e Parlamento stanno lavorando perché dopo la prima, parziale reazione seguita alla strage del 19 aprile scorso (a cui, non dimentichiamolo, continuano ad aggiungersene altre) seguano misure davvero strutturali e condivise tra i 28.
Ma altrettanto importante è fare ognuno la propria parte, qui ed ora, partendo col non lasciare soli coloro i quali lavorano quotidianamente per accogliere ed integrare: penso al mondo della cooperazione che svolge un lavoro fondamentale. Un lavoro che quando funziona non viene sufficientemente valorizzato: spesso è anzi dato quasi per scontato, mentre scontato non è.
E’ quindi importante che ognuno faccia la propria parte, affinché lo spirito di comunità che ha animato l’incontro di venerdì possa trovare un proseguo utile. Aiutandoci così a rompere quel velo di indifferenza e quell’incapacità di fare ciò che è giusto che tante volte Papa Francesco, più di altri leader religiosi o laici, ha giustamente denunciato.

Submit a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *