Referendum e ANPI: stiamo al merito e difendiamo il pluralismo 

Recentemente, sono stata sollecitata da un settimanale a fare alcune riflessioni, visto l’inasprirsi anche a livello locale del dibattito intorno al referendum costituzionale e alla posizione dell’ANPI, in particolare del provinciale di Cuneo. Moderazione nei toni, merito nelle argomentazioni e garanzia di pluralismo sono a mio giudizio le parole chiave per rendere questo confronto un passaggio storico e positivo, quale che sia il risultato. Io voterò sì, con numerose ragioni.
Come premessa, va riconosciuto che la campagna referendaria nazionale è partita con argomenti e con toni sbagliati da entrambe le parti. Per fare davvero un servizio al Paese, non dovremmo costruire tifoserie. Questa occasione serve ai cittadini per esprimersi nel merito del lavoro costituente che viene da lontano.
Stiamo perciò al merito, molto importante per la vita dei cittadini: una riforma che, tra il resto, semplifica e migliora nel loro interesse il processo delle decisioni; che riafferma convintamente la forma parlamentare scelta dai costituenti (chiudendo l’annoso dibattito sul presidenzialismo che aveva caratterizzato i precedenti tentativi di riforma); chiarisce cosa spetta allo Stato e cosa alle autonomie locali, riducendo le duplicazioni, le maglie in cui si incagliano individui ed imprese, i contenziosi…e richiamando ognuno al proprie responsabilità. Una riforma che ad esempio amette anche chiari paletti di rango costituzionale all’uso dei decreti legge, con cui in questi anni già c’è stata nei fatti (lo ricordo a chi lancia allarmi di imminente dispotismo) una supremazia degli esecutivi. Potrei continuare. Spero di avere le occasioni di farlo nelle piazze e nelle strade, non nelle curve da stadio.
Come ha sottolineato Sabino Cassese sono semmai questi, quelli di sistema, i veri vantaggi e “risparmi” di cui dovremmo parlare. Abbiamo tutti più rispetto della testa dei cittadini e mettiamo quindi da parte  gli argomenti che parlano solo alla pancia: da una parte l’attacco alla democrazia che non c’è, dall’altro il mero taglio delle poltrone che non è il vero oggetto. Lasciamo all’antipolitica, non a chi ha la passione della politica (qualsiasi cosa voterà ad ottobre!) alimentare lo scontro con simili argomenti.
Personalmente, voterò e inviterò a votare sì perché, in caso contrario, i problemi che ci hanno portato fin qui rimarranno tutti sul tavolo. Toccando a me, io non terrò le mani in tasca.
Questa riforma è la riscossa della politica che prende le responsabilità e non rimanda più a qualcun altro – ai cittadini – il conto da pagare se nulla cambia.
In questa fase delicata, è importante quindi proteggere innanzitutto quegli spazi di rispetto reciproco e di pluralismo che la stessa Costituzione (nella prima parte che non viene toccata e semmai riaffermata) sancisce.
Il dibattito aperto che c’è stato nell’ANPI di Cuneo mi pare vada letto in questa chiave e sia una chiara conferma che non ci sono un “di quà” e un “di là” monolitici. Come sottolineato nell’associazione dei partigiani, ciò non rispetterebbe la sua stessa storia. Nel congresso provinciale cui ho partecipato si sono confrontate varie opinioni, poi giunte ad una sintesi democratica (al pari di quanto hanno fatto gli organi superiori, con diverso segno). L’invito a lasciare liberi gli iscritti riconoscendo ad ognuno la propria onestà intellettuale, inserito nel documento finale che è stato approvato, mi pare un messaggio molto più coerente e molto più forte dei tentativi di strumentalizzare che ne sono seguiti. Nello stesso documento, si entra anche in contenuti – come il superamento del bicameralismo paritario – e si esprimono importanti valutazioni. Spero nelle prossime settimane e mesi si possa orientare su questi argomenti una discussione più informata, anche nel nostro territorio. Il rischio è quello di fare male non tanto a questa o quella maggioranza, a questo o quel personaggio, ma agli stessi meccanismi di legittimità e di reciprocità che costituiscono la base del nostro stare insieme.

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