Finalmente il Jobs Act autonomi: ora, prosegue il confronto. anche alla winterschool L&W

Una piccola rivoluzione è alle porte, per i lavoratori autonomi senza tutele, per i quali (e con i quali) ho molto lavorato in questi mesi. Recentemente, il Consiglio dei Ministri ha approvato un provvedimento che raccoglie gran parte delle proposte di diritti e tutele che avevamo depositato in parlamento. Ma il confronto non finisce qui, guardando al prossimo passaggio parlamentare per quello che ancora non c’è o che potrà essere meglio precisato. Ne abbiamo parlato anche a Torino, in occasione della bella winterschool dell’associazione Lavoro & Welfare.

Le misure riguardano oltre 2 milioni di lavoratrici e lavoratori dimenticati nel passato, anche recente, che rappresentano però una parte sempre più importante e qualificata dell’occupazione in Italia. Donne e uomini che in questi anni sono diventati “adulti”, umanamente e professionalmente, convivendo con bassi compensi e nessuna tutela. Ne ho parlato diffusamente nelle scorse newsletter.
Non a caso, avevamo chiesto per primi di battezzare l’atteso provvedimento “Jobs Act degli autonomi”: dopo le misure per i dipendenti – che, come ci dice l’Inps hanno iniziato a dare i frutti riducendo la precarietà con quasi mezzo milione di posti stabili negli ultimi 11 mesi – questo largo mondo non poteva più rimanere inascoltato.
Maternità, malattia, tutela per i pagamenti, sostegno alla formazione permanente, accesso ai bandi europei, congedi parentali. Sono questi alcuni dei punti principali che, dopo un lungo lavoro fuori e dentro la XI Commissione, come forse ricorderete, avevo raccolto in una proposta di legge depositata a metà ottobre.
Recentemente, il Consiglio dei Ministri ha approvato un provvedimento che raccoglie la gran parte di queste proposte. Sono rientrate anche quelle sulla malattia grave, ad esempio, che per un momento sembravano uscite dalle bozze e sulle quali ci eravamo subito fatti sentire.
Così, come avevamo chiesto, tra le altre cose si potrà godere la maternità anche senza astenersi dal lavoro, ci sarà un congedo parentale di sei mesi nei primi tre anni, deducibilità al 100% della formazione fino a 10mila euro, le cure oncologiche equiparate all’ospedalizzazione e, in caso di infortunio o malattia, il rapporto col committente si sospende e non si estingue.
All’interno del documento, è contenuta anche la regolazione – inedita – sul cosiddetto “lavoro agile”. Si rivolge ai soggetti del cosiddetto Smart Working (lavoro subordinato svolto anche fuori dall’azienda) estendendo anche a loro alcune tutele (trattamento economico pari ai dipendenti in azienda, sicurezza sul lavoro, assicurazione obbligatoria per malattie professionali e infortuni, forma contrattuale e accordi collettivi) che finora non erano chiare e certe. Avremo modo di valutarlo in tutte le sue parti nel corso delle prossime settimane.
Si tratta comunque di un’occasione per ragionare dei diritti per i ‘nuovi lavori’ e, insieme, di come assicurare le giuste tutele a quelli ‘vecchi’ svolti in modalità nuove. Per me, si tratta di  due facce della stessa medaglia. Alcuni punti sono da chiarire meglio, ma i contenuti ci sono e la strada è imboccata
Intanto, si annuncia comunque un passaggio storico per chi, fin’ora, di fronte alle gioie come alle difficoltà ha dovuto sempre far fronte da solo, sopportando buona parte del peso della crisi. Speriamo che davvero sia #stavolta quella buona!

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