Ddl povertà importante: ma le pensioni di reversibilità non c’entrano e non si toccano

Con l’uscita del ddl di delega al Governo sulla povertà, si è aperta la discussione sulle pensioni di reversibilità. Meglio fare chiarezza: non c’è in corso un furto ai danni delle vedove: ma quelle pensioni non sono un “regalo” e restano dovute. Non si pensi quindi di prendere lì le risorse per interventi, pure molto importanti. Lotta alla povertà e previdenza restano due cose distinte. A meno di non pensare di spingere chi ha solo quel reddito, peraltro basso, davvero verso l’indigenza. Come ha già dichiarato il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano, è bene che questo punto sia stralciato dal provvedimento.
Va detto che il disegno di legge è un testo importante, innovativo. Non ancora del tutto risolutivo, ma è in ogni caso l’avvio di una vera politica di contrasto alla povertà, alla quale la Legge di Stabilità ha destinato risorse significative, anche se ancora insufficienti rispetto alle necessità.
Il punto che delegherebbe al governo la “razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi, (…) fatta eccezione per le prestazioni legate alla condizione di disabilità e di invalidità del beneficiario”, che riguarderà i trattamenti futuri, rappresenta un problema serio. Per questo credo sia sbagliato usare i toni e gli argomenti che sono circolati in questi giorni.
Nel provvedimento sulla povertà, positivo di per sé, gli interventi sulle prestazioni previdenziali però non c’entrano. E’ una ragione di sostanza: non si possono più utilizzare le risorse della previdenza per altri fini che non siano un miglioramento e un consolidamento del  sistema previdenziale, a partire dal superamento delle regole più dure che la legge del 2011 ha introdotto (soprattutto a danno delle donne).
Le pensioni ai superstiti sono trattamenti previdenziali, tali devono rimanere, e non è accettabile immaginare un intervento di riduzione, anche in prospettiva, delle pensioni di reversibilità. Si tratta di pensioni basse, anche in caso di molti contributi versati, visto che per il coniuge la reversibilità si calcola al 60% del valore della pensione del defunto.
Chi ha solo quel reddito, molto spesso, è spinto davvero sotto la soglia di povertà. Si tratta soprattutto di donne (che hanno una aspettativa di vita più lunga, ma non vale allo stesso modo per  l’aspettativa di vita in salute).
Per chi ha un reddito proprio, la reversibilità è decurtata già ora in base al reddito.
Le pensioni medie delle donne sono inferiori del 30% rispetto a quelle degli uomini: anche le quote di reversibilità che si aggiungono alla pensione propria di quelle donne non copre la disparità che si crea tra pensioni delle donne e pensioni degli uomini: per il divario retributivo, per i buchi di contributi dovuti alle interruzioni del lavoro per la nascita dei figli o per il lavoro di cura degli anziani. E questo non vale solo per il passato, ma in gran parte anche per il presente e il futuro.

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