Costi parlamentari: rilanciamo una discussione vera

Nei giorni passati, molto rumore ha fatto il tema dei costi parlamentari. Diciamolo subito: non solo i costi della politica non sono un tabù, ma non ne abbiamo nemmeno timore. Anzi: siamo pronti a rilanciare.In primis perché noi li riteniamo necessari per il funzionamento e la qualità della democrazia: per garantire la possibilità di partecipazione anche a chi non se lo potrebbe permettere e per evitare che altri, dotati di potere economico, decidano chi può rappresentare i cittadini e chi no. Dall’altra, proprio per questo, siamo consapevoli che occorre una riforma seria del modo in cui le Camere si occupano dei propri componenti. Compresi quindi i modi e i mezzi di cui si avvalgono – e di cui mai si parla, neanche oggi – perché da essi dipende la migliore (o peggiore) capacità di fare il lavoro per cui sono eletti, nell’interesse dei cittadini. Chi ha usato per qualche ora l’Aula della Camera come un palcoscenico personale a favore di telecamera, è disposto ad andare fino in fondo seriamente e non a spot?
La questione è quindi sul banco, da ultimo anche col nuovo comma 6 dell’articolo 64 della Costituzione, che introduce il dovere per il parlamentare di partecipare all’Assemblea e alle Commissioni.
È su questa traccia, e andando anzi con più decisione sulla scia del regolamento del Parlamento Europeo, che possiamo cambiare l’indennità dei deputati, l’uso della diaria, la disponibilità di collaboratori.
Il tema è serissimo: se affrontato bene, può migliorare la rappresentanza e scalfire rendite individuali, anche tra chi oggi sale sulle barricate e si presenta “insospettabile”; se affrontato male, può peggiorare seriamente la nostra democrazia o, alla meglio, alzare solo l’ennesimo polverone, con cui alimentare ad arte la sfiducia dei cittadini.
Deve essere fatto, quindi, dedicando a questo argomento tutto il tempo necessario e un confronto davvero nel merito: non con uno spot elettorale. Deve essere fatto con responsabilità. Questa, al contrario di altri, non ci spaventa.
Invece, l’Aula della Camera è di nuovo diventata un mero palcoscenico mediatico per prime donne e figuranti.
La richiesta di calendarizzare, proprio adesso, una proposta di legge nel cassetto da anni, che si incrocia profondamente con la campagna del referendum Costituzionale, rappresenta la peggiore strumentalizzazione del lavoro delle Camere e non rende certo al Parlamento la dignità che si vorrebbe sbandierare.
Il leader, mai visto prima, sempre assente e sempre silente su ogni tema (ricordiamolo: dalla legge sul “dopo di noi” alle unioni civili, dalle dimissioni in bianco al capolarato: salvo l’ultima, tutti casi in cui il suo Movimento ha votato contro o si è astenuto) si è scomodato addirittura fino ad arrivare per un attimo in tribuna! Poi, domo la fugace comparsata, subito si è ritirato su Piazza Montecitorio per riscuotere foto e interviste, circondato più da giornalisti che da attivisti.
Insomma, è chi crede nella democrazia parlamentare come baluardo da difendere con le unghie e con i denti da pericoli autoritari o poteri forti, che ha rispetto di quest’Aula e considerazione del lavoro che svolge.
Ecco, appunto: noi l’abbiamo.

Submit a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *