2 giugno: settantesimo della Repubblica e del voto delle donne. Consegnate le medaglie della Liberazione

In questo 2016, il 2 giugno ha visto l’incrocio di ricorrenze importanti e significative: il settantesimo della Repubblica, quello delle donne che votano e delle donne che vengono votate, insieme agli uomini, nella Costituente. A Cuneo, la celebrazione è stata l’occasione per premiare uomini e donne con le Medaglie della Liberazione: una onorificenza semplice che avevamo istituito un anno fa con una iniziativa parlamentare per dire loro, semplicemente: grazie.
Sono infatti passati 70 anni dal giorno in cui gli italiani – e per la prima volta le italiane! – nel 1946 andarono a votare per una svolta epocale. Dopo la fine della lotta di liberazione e della Resistenza iniziata ancor prima, l’Italia volta pagina con una scelta sofferta, presa a maggioranza del 54%. Anche questo va ricordato, per dare il giusto valore e la giusta importanza a quel momento. Quella scelta (la scelta giusta),  consentì all’Italia di intraprendere compiutamente il cammino verso il proprio futuro, nella libertà e nella democrazia. Oggi il 2 giugno è davvero la festa in cui si riuniscono tutti gli italiani.
Non dimentichiamo che in parallelo con i 70 anni della Repubblica, giovedì festeggeremo anche l’elezione dell’Assemblea Costituente, che raccolse in Parlamento le migliori energie (i cosiddetti padri e Madri costituenti) per scrivere la Costituzione.
Molti dei principi basilari che sancirono – la libertà individuale e dai bisogni, il diritto al lavoro, il ripudio della guerra e della violenza, l’uguaglianza di tutti gli esseri umani –  oggi sono sempre validi ed attuali. Per questo, anche noi li riconfermiamo con decisione.
I Costituenti seppero conciliare i migliori aspetti delle diverse ideologie, che allora si scontravano duramente, nella positività dei valori che li univano.
E seppero vedere tutti i problemi che si ponevano alla nascente Repubblica, anche quelli che sarebbero venuti avanti tempo dopo. Compresa, tra gli altri, l’opportunità di rivedere, quando si fosse presentata la necessità politica, alcune parti della Carta stessa per renderla sempre efficace al passare dei tempi.
Da Presidente della Repubblica ancora in carica, Giorgio Napolitano ­ ricordò che i Costituenti non solo seppero solo definire una Carta di princìpi e di valori unificanti, ma indicarono un progetto “per l’Italia che avremmo voluto”. Ora a noi raccogliere questa eredità e porci la stessa domanda: quale Italia vogliamo?
Rispetto alla prospettiva d’Italia che loro ebbero e che scrissero, molto è stato realizzato. Molto però resta ancora da fare per noi.
Nei 70 anni che sono passati, la nostra Nazione è infatti indubbiamente andata avanti: ci sono stati momenti di crescita e successi, di passione ed impegno. Ci sono stati dall’altra anche periodi di contrasti, di paura e di sofferenza.
Oggi, ci troviamo quindi sia a misurare sia i passi avanti fatti sia i problemi che rimangono irrisolti.
Nondimeno li dobbiamo fronteggiare, credo, recuperando quello spirito e quella voglia di liberazione e riscatto dai bisogni materiali, dalle servitù esplicite e da quelle nascoste, come dai ritardi più odiosi ed opprimenti: a partire da quelli territoriali, che tutt’ora separano nord e sud, per arrivare a quelli sociali, che ancora dividono uomini e donne, ricchi e poveri, italiani di nascita e di adozione…e via così.
Nessuno oggi, tranne alcune ristrette minoranze, può dubitare che la forma repubblicana sia la più adatta all’evoluzione democratica del Paese. Ciò nonostante, non ci devono sfuggire le contraddizioni e le sfide che alle nostre democrazie vengono portate da nuovi pericoli, nuove disparità e nuove ingiustizie, sia nazionali che mondiali. Sappiamo per esempio che uno degli effetti più devastanti, e potenzialmente più duraturi della crisi economica da cui con fatica stiamo uscendo, è stato quello di avere espulso larghe fette della popolazione dai processi democratici e della rappresentanza. Una sfida, quella di ricolmare questo divario, che non deve impegnare solo chi la politica “la fa”, ma chi crede che “politica” sia lo spazio dell’azione collettiva e che si possa dare il proprio contributo in molte forme e luoghi: nei luoghi di lavoro, di volontariato, nelle associazioni…
La Repubblica non è infatti qualcosa di statico, di definito una volta per tutte: al contrario è un impegno collettivo che continuamente va aggiornato nelle forme e rinnovato nei propositi. C’è quindi non solo la possibilità per noi di continuare ad impegnarci nel solco tracciato da chi ci ha preceduto: c’è l’esigenza stessa, se vogliamo il dovere, di farlo.
Credo anzi che interrogarsi – come facciamo questa sera – sul cammino percorso serva innanzitutto per consolidare i passi che stiamo compiendo (alcuni proprio in questi mesi, con la riforma della Seconda parte della Costituzione) e per progettare al meglio  quelli che ancora dovremo compiere.
Il mio augurio è che sapremo farlo – tanto più in questo momento così delicato – rinnovando quello che gli storici definirono “il miracolo della Costituente” che altro non fu se non la capacità di riassumere una varietà grandissima di provenienze e di opinioni sapendo comunque arrivare a vedere, dietro le divisioni di storie e di vedute, un obiettivo più grande che tutti li riassume ancora oggi: il progresso e il benessere della nostra Nazione in ogni sua parte e componente, senza lasciarne indietro nessuna.
Rispetto alle evoluzioni che ci sono state, rispetto anche alle diverse opinioni che si manifesteranno ad esempio nell’imminente campagna referendaria, abbiamo tutti bisogno di un simile, rinnovato “spirito costituente”.
Dobbiamo saperci ritrovare uniti sui valori e sul rispetto reciproco, anche quando vi siano differenze sui modi con cui organizzare alcuni aspetti della vita dello Stato.
Sempre animati quindi dal desiderio di pace, dall’operosità e dalla solidarietà, nell’attenzione verso chi è più debole, torniamo a dire a voce alta: “Viva la Repubblica”, “Viva l’Italia”!
Non solo con l’orgoglio che impresse a queste parole chi le conquistò per donarle a noi. Ma soprattuto con il significato di esortazione che portano con sè. Un’esortazione a fare di più e meglio per realizzare i nostri comuni propositi e valori.

Submit a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *