L’alba dell’equo compenso

Pubblicato su “Democratica” il giorno 16/11/2017. bit.ly/Democratica

Whistleblowing, contro la corruzione e gli illeciti

È diventata legge, dopo l’approvazione in seconda lettura da parte della Camera il 15 novembre 2017, la proposta che introduce una nuova disciplina sulla protezione da discriminazioni o ritorsioni dei lavoratori che segnalano illeciti. Il tema della disciplina della segnalazione degli illeciti è progressivamente emerso nell’ambito del dibattito sulle misure volte al contrasto della corruzione ed è stato posto, negli anni, dalle istituzioni europee. L’Italia si era mossa per tempo con la legge n. 190 del 2012, la cosiddetta legge Severino, che introdusse una normativa relativa alla tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti. Si è trattato di un primo importante intervento che, però, non trovava applicazione nel settore privato e che necessitava di alcune integrazioni e revisioni legate anche all’evoluzione della normativa sul pubblico impiego. La legge approvata si fa carico di questa esigenza, anche alla luce delle indicazioni emerse nel corso del dibattito svoltosi in entrambi i rami del Parlamento.
Si tratta, infatti, di una normativa assai più ampia di quella vigente, che intende individuare un punto di equilibrio con la legislazione del lavoro e con le altre discipline settoriali che prevedono obblighi o facoltà di segnalazione, la normativa penalistica e sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

 

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Tracciabilità delle retribuzioni dei lavoratori

La Camera dei deputati il 15 novembre 2017 ha approvato in prima lettura un
provvedimento che stabilisce l’obbligatorietà per i datori di lavoro di procedere al
pagamento delle retribuzioni esclusivamente attraverso modalità tracciabili: bonifico
bancario; pagamento in contanti presso un istituto bancario indicato dal lavoratore o
assegno.
Obiettivo della proposta di legge è quello di contrastare la pratica diffusa tra alcuni datori di
lavoro di corrispondere ai lavoratori, sotto il ricatto del licenziamento o della non
assunzione, una retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur
facendo firmare una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare.

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Sviluppo della mobilità ciclistica

La quantità di tempo che gli italiani dedicano a spostarsi nelle città è esorbitante. Si
calcola che ogni cittadino italiano dedica a spostarsi dentro le città più o meno cinque
anni della propria esistenza.
È dunque importante riuscire a intervenire sulla mobilità urbana, fare in modo che
questa sia riconvertita in una versione più moderna e più efficiente. Con questo progetto
di legge in primo luogo si riordinano le competenze allo Stato italiano, competenze che
in parte esistevano, ma in maniera disarticolata. Spetterà al Ministero delle infrastrutture
e dei trasporti sviluppare la pianificazione e occuparsi stabilmente di questa materia.
Vengono stabilite anche le competenze di Regioni, Province, Città metropolitane e
Comuni.

La Camera ha approvato il 14 novembre 2017 un provvedimento in cui si definiscono i
due principali settori di applicazione della mobilità ciclistica, il primo riguarda la mobilità
quotidiana, quella degli users, quella dei cittadini che ogni giorno si muovono. L’altro
filone è quello che interviene sul territorio italiano definendo per la prima volta una rete,
che copre l’intero territorio, di più o meno 16 mila chilometri di “ciclovie”, parola nuova,
che rappresenta appunto un itinerario cicloviario, ma non necessariamente una pista
ciclabile, un itinerario per le biciclette che percorre tutto il Paese, prevalentemente con
finalità turistiche. Lo Stato assume il compito di realizzare la Rete cicloviaria italiana,
che si definisce con questa legge Bicitalia, e che non è altro che l’estensione nel nostro
Paese della rete cicloviaria Eurovelo1.

 

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Riordino della disciplina dello spettacolo

L’8 novembre 2017 la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la delega al
Governo per il riordino della disciplina dello spettacolo.
Con l’approvazione di questa legge si conclude il progetto di riordino della
disciplina delle arti visive tracciato dal Ministero dei Beni e delle attività cultura e del
turismo.

La legge promuove il riordino della materia, anche tramite la delega al Governo a
varare un Testo unico denominato “Codice dello spettacolo”.
Revisiona, in particolare, il settore del teatro, della musica, della danza, degli spettacoli
viaggianti e delle attività circensi, nonché dei carnevali storici e delle rievocazioni
storiche.
Istituisce il Consiglio superiore dello spettacolo, in sostituzione della Consulta per lo
spettacolo.
Razionalizza la ripartizione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), aumentandone la
dotazione annua. Estende l’art bonus anche alle istituzioni concertistico-orchestrali, ai
teatri nazionali, ai teatri di rilevante interesse culturale, ai festival, alle imprese e ai
centri di produzione teatrale e di danza, nonché ai circuiti di distribuzione.
Introduce, infine, il credito di imposta per la la produzione musicale delle opere di artisti
emergenti.

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